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Tresor

Tresor oggi ha 35 anni ed è arrivato in Italia da due anni.
Nel suo Paese, in Congo, ha lavorato per tanti anni come muratore e piastrellista professionista. Nella sua formazione ci sono anche due anni di studi all'università di Kinshasa, facoltà di architettura.
È scappato dalla sua casa, con la sua famiglia, a causa di violenze e minacce, ma la morte li ha falciati lungo la strada. In mare, per l'esattezza, a tre ore di viaggio dalle coste libiche
Uno dei suoi figli cadde in acqua e Judit, sua moglie, si tuffò per salvarlo. Ma entrambi non hanno avuto scampo.
Il corpo del bambino non è stato mai trovato, ma quello della moglie per lui è stato un bene prezioso. Per lui era importante poterla seppellire, avrebbe voluto farlo nel suo Paese. “Non potevo lasciarla là come un animale. Dovevo onorarla”. L'ha seppellita nel cimitero di Matera. Ora sta progettando di farle una lapide speciale, con delle piastrelle fatte da lui.
“Non è stato facile portare avanti la famiglia da solo, in Italia. L'integrazione, la lingua, trovare il lavoro, crescere due bambini, è stato difficile”.

Grazie al progetto FAMI Fra Noi ha trovato lavoro in un'impresa edile. Il proprietario dell'impresa, Laurentiu, lo ha inserito nella squadra che si occupa dei restauri conservativi del centro storico di Matera.
“Da Trevor abbiamo ottimi risultati – dice di lui il proprietario, anch'egli a suo tempo immigrato (dalla Romania) e oggi imprenditore da dieci anni – ha avuto tanti pensieri e problemi e stiamo cercando di dargli una mano, una possibilità di lavorare e stare bene con noi in Italia. Io non faccio differenze tra italiani, marocchini, tunisini...: l'importante è che ciascuno faccia il proprio dovere”.

“Quando dicevo che ero muratore e piastrellista professionista all'inizio non mi credeva nessuno, perché sono nero e i neri, dicono, non sanno fare niente. Matera è bellissima, non avevo mai visto niente del genere nella mia vita. È bello che io, che sono nuovo qui, sia qui ad aggiustare le case vecchie”.
Lui è capace anche di fare progettazione di interni e adesso sta imparando a usare i software dedicati: “Vorrei portare questa tecnologia nel mio Paese. Ma non subito, è troppo presto. Il mio Paese mi ricorda mia moglie e soffro ancora troppo”.

Oggi, dopo due anni, non è più solo. Lui e la sua compagna hanno avuto una bambina, a cui hanno dato un nome per ricordare la madre degli altri bambini, e che significa “Judit è viva”.
La vita va avanti.

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